Il Rugby al Femminile

Il Rugby al Femminile

23 Agosto 2020 0 Di La Ro
Rugby, donne, fango

Chiariamo subito un punto chiave: il rugby è uno sport Maschile!

Possiamo raccontarci quello che vogliamo (noi donne che ci divertiamo a giocarlo) ma non possiamo negare che le qualità che si mettono in campo in questo meraviglioso sport sono squisitamente e indiscutibilmente maschili.

Se avete solo mai guardato una partita converrete con me che altro non è che una battaglia campale dove ogni giocatore ha un ruolo ben definito e dove lo scontro fisico la fa da padrone. E’ vero, qualcuno obbietterà, la parte strategica ha un ruolo fondamentale e questo sport si gioca anche con la testa (piloni esclusi ovviamente) ma quale battaglia si è mai vinta senza strategia e astuzia?

Tutte queste caratteristiche sono gestite dal nostro emisfero sinistro, deputato a tutte le attività che connotiamo come maschili (razionalità, logica, strategia…).

Il punto è questo: Finché noi donne che ci divertiamo a giocarlo non riconosciamo che questo sport ci da la possibilità di dare spazio alla nostra parte maschile non potremmo mai trarne tutti i benefici che il rugby può portare nella nostra vita.

Facciamo un passo indietro per coglierne completamente l’importanza.

La figura della donna nella società in cui viviamo è stata rilegata alla sua connotazione femminile. Una donna è riconosciuta socialmente se è una brava moglie, una brava mamma, se accudisce la famiglia, se è accogliente, pacata ma anche sensuale e affascinante.

Potrebbe sembrare una visione obsoleta della donna ma ancora ognuna di noi porta nella sua memoria cellulare questo retaggio delle nostre antenate più prossime.

Anche le donne che “scelgono” la carriera non fanno eccezione. Diventano le prime giudici integerrime di sé stesse e per affermarsi scelgono di mettere in campo quasi esclusivamente caratteristiche maschili. Fa eccezione la sensualità, utile sia strategicamente che per sentirsi accettate e riconosciute nello stereotipo di femmina.

Provate a riflettere, in totale sincerità con voi stesse, se le vostre scelte quotidiane e di vita non siano o siano state influenzate da questa sovrastruttura sociale. Sia che voi abbiate scelto di assecondarle, sia che abbiate deciso di opporvi e sia se avete cercato un compromesso.

Siamo state cresciute a suon di “il rosa è da femmina”, “le femminucce giocano con le bambole non con le macchinine”, “stai seduta composta”… e si potrebbe andare avanti ancora a lungo!

Come possiamo ora pensare di essere libere da condizionamenti?

Il femminismo stesso ha cercato di affermare una parità che non esiste. Non gliene possiamo fare una colpa, è nato come risposta ad un lungo periodo storico (dal post industriale circa) in cui la donna è stata progressivamente relegata ai margini della società.

Ma questo non voleva essere un articolo sui diritti delle donne quindi torniamo a noi.

Una donna che decide di divertirsi a giocare il rugby si da una grande opportunità: riscoprire una parte di se stessa che fuori non si concederebbe di sperimentare in totale libertà.

Se non decide di vivere fino in fondo la sua parte maschile, riconoscendola come tale, continuerà a portare in campo schemi e dinamiche del suo femminile ferito e bistrattato.

Se non hai mai giocato questo gioco prova a fare uno sforzo di immaginazione: sei su un campo d’erba, piove (spesso), hai una palla ovale tra le mani, alzi gli occhi e vedi schierata di fronte a te l’intera squadra avversaria che per fermarti può/deve/vuole buttarti a terra con ogni mezzo possibile. Non hanno delle belle facce, sono stanche come te ma non arretreranno di un passo e nemmeno tu. Hai una via di uscita, passare la palla, ma sai che se lo fai, passerai anche la tua sorte alla tua compagna di squadra. Quindi guardi a destra e poi a sinistra e ti basta quello sguardo di intesa con le tue sorelle per andare avanti, impavida (o forse incosciente) con la certezza nel cuore che quando cadrai non sarai sola.

Su quel campo non importa se sei bella o brutta, grassa o magra, pettinata o arruffata, truccata o acqua e sapone… l’unica cosa che conta veramente è il tuo coraggio e la voglia di condividere la battaglia. Non importa neppure arrivare a meta sei hai provato l’ebrezza di andare avanti insieme, con tutte le tue forze, fino all’ultimo metro possibile.

Se però su quel campo porti le tue frustrazioni da sfogare, il tuo ego da sfamare o la tua voglia di rivalsa da una vita monotona tutto quello che troverai sarà solo fango e sudore.

Nel rugby la vittoria passa dalle mani dei compagni, non c’è posto per le prime donne, per le ripicche da femminelle, per i capricci da bambina ferita. Il campo da Rugby è il luogo dove puoi incontrare te stessa, affrontare le tue paure, superare i tuoi limiti, ricostruire delle nuove credenze su chi sei veramente.

Nel campo da Rugby puoi respirare coraggio nella puzza di sudore, assaporare la vera sorellanza mentre mastichi fango e riscoprire la meravigliosa donna che sei nella tua interezza.